Gli Scavi - magnolia

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Gli Scavi


STABIAE


Stabiae romana svolgeva un importante ruolo strategico e commerciale già in età arcaica (VIII secolo a.C.).  Il maggior addensamento abitativo va collocato tra la distruzione della città da parte di Silla (89 a.C.) e l'eruzione del Vesuvio (79 d.C.). In questo periodo, sul ciglio settentrionale del poggio di Varano, sorgono numerose villae in posizione  panoramica, concepite prevalentemente a fini residenziali, con vasti quartieri abitativi, strutture termali, portici e ninfei splendidamente decorati. Le principali evidenze riguardano tre 'villae' non ancora completamente indagate: 'Villa S. Marco' che, con una superficie di 11.000 mq., è una delle più grandi tra le 'villae' romane a carattere residenziale; 'Villa Arianna', la più antica, che deve il nome alla grande pittura a soggetto mitologico rinvenuta nella parete di fondo del triclinio; il 'Secondo complesso' del Varano, affiancato alla precedente struttura.

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POMPEI

Gli scavi ebbero inizio nel 1748, durante il regno di Carlo di Borbone, Re delle Due Sicilie, con l'intento prevalente di conferire prestigio alla casa reale.
Si procedette in modo discontinuo e in punti diversi dell'area, che solo dopo qualche anno fu identificata come Pompei, senza un piano sistematico. Furono così riportati alla luce parte della necropoli fuori porta Ercolano, il tempio di Iside, parte del quartiere dei teatri.
Il periodo di occupazione francese, all'inizio del 1800, vide un incremento degli scavi, che venne poi spegnendosi con il ritorno dei Borbone. Si lavorò nella zona dell'anfiteatro e del Foro e ancora in quella di porta Ercolano e dei teatri. Grande eco suscitò la scoperta della casa del Fauno, con il grande mosaico raffigurante la battaglia di Alessandro.
Dopo l'unità d'Italia e la nomina di Giuseppe Fiorelli alla direzione degli scavi (1861) si ebbe una svolta nel metodo di lavoro. Si cercò di collegare i nuclei già messi in luce e di procedere in modo sistematico, di tenere resoconti di scavo più dettagliati, di lasciare sul posto i dipinti (precedentemente venivano staccati e portati al museo di Napoli).
Fu anche introdotto il metodo dei calchi in gesso, che consentì di recuperare l'immagine delle vittime dell'eruzione. All'inizio del nostro secolo, l'esplorazione venne estendendosi, seguendo le direttrici costituite dalle strade, verso la parte orientale della città, ponendo sempre più attenzione anche alle tracce lasciate dal piano superiore delle case.
Si giunge così al lungo periodo (1924 - 1961) segnato da Amedeo Maiuri. Nella sua intensa attività, oltre alla scoperta di edifici di grande prestigio (valga per tutti la Villa dei Misteri) è da segnalare il completamento della delimitazione della città, lo scavo di ampia parte delle regioni I e II e della necropoli di porta Nocera, l'inizio metodico dell'esplorazione degli strati sottostanti al livello del 79 d.C., alla ricerca delle fasi più antiche di Pompei.
In questi ultimi decenni, l'attività di scavo si è progressivamente ridotta, ritenendo opportuno concentrare le poche risorse disponibili (largamente insufficienti anche per questo solo compito) sul restauro e sulla manutenzione degli edifici già portati alla luce.  

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ERCOLANO

L’area archeologica degli SCAVI DI ERCOLANO è proprietà statale di competenza della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei, organo periferico del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Dal 1997 è inserita, insieme agli Scavi di Pompei e alle ville di Oplontis, nella lista dei siti del patrimonio mondiale redatta dall’UNESCO. La conservazione di questo ingente patrimonio richiede risorse immense che non è mai stato possibile assicurare in modo proporzionale alle reali esigenze.
Dal 2001 è però in corso l’Herculaneum Conservation Project (HCP) (www.herculaneum.org), un programma di conservazione, ricerca e valorizzazione del sito di Ercolano condiviso dalla Soprintendenza e dal Packard Humanities Institute, una fondazione filantropica americana. Si tratta di una collaborazione che, nel suo primo decennio di attività, ha potuto giovarsi anche del partenariato della  British School at Rome, ma che attualmente avanza sotto gli auspici della nuova Fondazione Packard in Italia, costituita nel Luglio del 2013 e riconosciuta come “Istituto Packard per i Beni Culturali”. L’obiettivo è quello di sostenere e rafforzare l’azione della Soprintendenza nelle opere e nelle attività di conservazione necessarie per salvaguardare un patrimonio dell’Umanità e trasmetterlo alle generazioni future, ma anche di ampliare le conoscenze scientifiche e promuovere l’interesse del pubblico per la città antica, contribuendo non soltanto con risorse finanziarie, ma anche professionali e organizzative. Al momento questo programma di conservazione rappresenta una forma innovativa di collaborazione pubblico-privata per la salvaguardia del patrimonio archeologico in Italia e i suoi punti di forza sono costituiti dalla stretta collaborazione con la struttura scientifica e tecnica della Soprintendenza e dalla continuità dell’impegno nel tempo da parte della fondazione filantropica.

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